Annusando nell'aria gelida del mattino, da sotto le coperte, nel pigro rilassamento mattutino, mentre leggeva riassunti di libri in rete, le arrivò quel sottile odore di bruciato. Pochi secondi per piombare con i piedi nudi a terra e trotterellare velocemente verso la cucina ripetendo dentro di sé 'no, no, no'! La scena si ripeteva sotto i suoi occhi, un pentolino dal bordo nero indistinto e bitorzoluto per la fuoriuscita del contenuto, oramai carbonizzato, quel rumore di brace che arrivava dal fondo, sul quale ancora si distinguevano dadolate di verdure colorate, su una base di nero asciutto. No, no, ancora, no! Ma perché?
E mentre cercava di raschiare per rimediare al danno, fra acqua bollente e bicarbonato, si rese conto, come per una folgorazione, che non ricordava più da quanto tempo, nella sua vita immersa nel caos, stava rovinando pedissequamente quanto le veniva dato, elargito a piene mani.
Come se, a sua insaputa, si fosse impegnata in questo progetto di distruzione, seguendo ciecamente l'ordita trama stesa da un occulto orchestratore che l'abitava.
Il bello e il buono che le veniva donato, che era già lì senza fare nulla, o che arrivava a stupirla, allorché atteso e desiderato, lo sprecava, lo disprezzava, spavaldamente.
Questo scansare, rifiutare, tralasciare, sminuire, destabilizzare la faceva girare in tondo, senza fine, senza inizio, senza una méta, un obiettivo finito.
Aveva perso la volontà di perseguire altro che non fosse il suo piano sotterraneo
che passava dalle fogne e risaliva su per offuscare, lordare, confondere tutto.
Solo per poter confermare quanto inciso nel profondo, nascosto sottobosco dell'anima.